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IL CASTAGNETO SECOLARE

Dietro il caseggiato Torre comincia il bosco secolare di castagni annesso. Curato dai mezzadri della Torre fino al secondo dopoguerra, ora risulta in totale abbandono con grave rischio di perdita dei giganteschi castagni, alcuni dei quali ritenuti risalenti a Matilde di Canossa.

 

Fu proprio Matilde, infatti, a fare reimpiantare i castagni dell'Appennino settentrionale dopo che erano stati distrutti o abbandonati durante le invasioni barbariche. Essa intuì la loro importanza nell'alimentazione delle povere popolazioni montane, tanto che il castagno venne chiamato 'l'albero del pane'.

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Ma per raccoglierne i frutti occorrono non meno di quindici anni dall'impianto e, perché siano ottimi, ne occorrono almeno cinquanta. Forse è anche per questo che il castagno è molto resistente e supera spesso i 1000 anni di età se trova un habitat favorevole. Il bosco millenario e rigogliosissimo della Torre è tale perché ha un terreno profondo e ben drenato, ricco di sostanza organica e fresco su rocce arenacee. Il ruscello che lo attraversa, inoltre, pare abbia determinato un microclima particolarmente favorevole. L'età avanzata, poi, lo rende una scultura vivente misteriosa, in cui le vicende dell'uomo hanno lasciato ferite e memorie terribili e liete. Pare che la pianta abbia origine nel Cenozoico, forse dieci milioni di anni fa, e che abbia attraversato le glaciazioni pleistoceniche e altri mutamenti climatici importanti, ritirandosi nell'area dell'Asia Minore.

 

Da qui giunse in Italia portata da quelle migrazioni che diedero origine alla civiltà Etrusca che, nel riccio del castagno, vedeva il simbolo della famiglia, perché vi stavano ben custodite più castagne. Il castagno fu apprezzato dai Greci, che lo diffusero in tutta Europa, e dai Romani; durante il periodo delle invasioni barbariche fu custodito dagli ordini monastici nei loro conventi per la sua preziosità nell'alimentazione, per rimedi terapeutici (gotta, emicrania, avvelenamento), per la concia delle pelli e come moneta di scambio e pagamento. Il bosco millenario e rigogliosissimo della Torre conserva gli eventi di novecento anni: in tempi recenti, quanti montanari ‘ribelli’ o ‘imboscati’ quanti russi e inglesi dispersi o disertori vi hanno trovato un rifugio o un nascondiglio durante la Resistenza... quante riunioni partigiane sono avvenute qui... E subito dopo la guerra che aveva lasciato distruzione di case, di attività, di civiltà e tanta miseria, quanti toletani si sono sfamati con i suoi frutti! Si capisce, quindi, che l'importanza paesaggistica, storica ed ambientale di questo bosco non ha eguale nel raggio di molti chilometri.

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